Gli Ambiti - UNAPED | UNIONE NAZIONALE ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE PEDAGOGICHE

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GLI AMBITI
GLI AMBITI
(A Cura delle Prof.ssa Enza Sidoti Università di Palermo)

Il pedagogista svolge molteplici funzioni professionali nei servizi alla persona (in settori pubblici e privati di ogni natura ed ambiente) sia in forma individuale che in condivisione o coordinamento con altre figure professionali di diverso livello specialistico. Egli si può occupare della gestione di attività di orientamento scolastico e professionale, monitoraggio, verifica e valutazione di interventi educativi e formativi, di direzione, attuazione di progetti per la formazione professionale e per l'aggiornamento. Si può occupare anche della qualificazione, riqualificazione e selezione del personale nell'ambito di Enti, Istituzioni, imprese pubbliche e private. Può svolgere anche funzioni di Giudice Onorario, di mediatore familiare, consulente della coppia, della famiglia, del lavoro, etc. Può svolgere consulenza professionale a docenti, formatori, educatori, terapisti, professionisti che offrono servizi alla persona in generale.
Gli Ambiti
Fondamentale per il pedagogista nell’espletamento della sua professione è la Diagnosi: Il pedagogista, infatti, effettua “diagnosi” a scopo pedagogico (diagnosi = dal latino Diagnosis e dal Greco diàgnosis, dià: attraverso, gnosis: conoscere; è la procedura di ricondurre un fenomeno o un gruppo di fenomeni, dopo averne considerato ogni aspetto, a una categoria. La diagnosi è quindi, in generale, l'identificazione della natura o/e la causa di qualcosa, di qualsivoglia natura). “Cit. G. Pesci – “… La diagnosi pedagogica non si avvale di item cui sottoporre il soggetto, di schede di valutazione, di strumenti di misurazione tendenti ad etichettare e selezionare. Le sue modalità attuative si basano su indicazioni e suggerimenti in merito a come procedere all’analisi fenomenologica dei fatti, all’accertamento interno dei fenomeni attraverso i quali si manifesta il processo di sviluppo. La diagnosi pedagogica si inserisce in un progetto di cambiamento metodologico inteso a non trascurare il contesto di relazione in cui l’identità, la sicurezza, l’autonomia, la competenza, si esprimono. Essa agisce sui presupposti della conoscenza di tutte le possibili variabili, non per stilare un resoconto e riempire check-list, quanto piuttosto per individuare ed analizzare le sue carenze e le sue difficoltà e mettere a frutto gli elementi positivi della sua personalità. La diagnosi pedagogica è dinamica, in quanto tesa a sottolineare il ruolo delle motivazioni del comportamento visto come il risultato dell’interazione, la quale si rifà alle determinanti interne e alla causalità, e altresì perché non ritiene importante la classificazione tipologica del soggetto, ma la definizione dei suoi bisogni educativi, di vita, che questi testimonia durante in ogni momento di scambio e che possono riguardare situazioni di convivenza, di collaborazione, di studio, di ricreazione, ecc. Occorre raccogliere ogni segnale di “agio e disagio” attraverso il quale il soggetto fornisce le sue valutazioni esterne e interne che si trova a vivere. Nella relazione la persona può proporsi con la sua fragilità, la sua ansia, la sua angoscia, i suoi moti di paura e di fuga, può far capire ciò che rifiuta o accetta, ciò che lo può sollevare dal disagio e ciò che lo fa ristagnare in esso. La diagnosi pedagogica offrirà l’opportunità di cogliere il profilo e il sapere della persona, le sue disponibilità affettive e sociali e la loro incidenza sulle relazioni e contribuirà a far prendere in considerazione l’opportunità di utilizzare strategie diverse per favorire l’apprendimento e i cambiamenti nelle modalità di interazione. La diagnosi pedagogica comprende l’anamnesi (raccolta di informazioni), ossia la lettura della storicità del soggetto… assumendo un gran numero di informazioni ben precise, senza creare disagio nell’altro. Si dovrà prestare attenzione ai valori comunicativi interattivi e rifiutare ogni struttura rigida, preservando il costrutto simpatetico necessario a una condizione colloquiale…”( Pesci , 2004)


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